Si parla, come anticipato, di "Bronson", un film di Nicolas Winding Refn. 2008
Bronson si pone l'ambizioso obiettivo di raccontare, attraverso immagini crude e realistiche, ma anche attraverso scene raffinate d'impostazione teatrale, la vita di un personaggio non proprio positivo. E' Charles Bronson, "nome d'arte" di Micheal Gordon Peterson, considerato il più "pericoloso detenuto d'Inghilterra". Nel 1974 riceve la sua prima condanna (di sette anni) per rapina a mano armata in un ufficio postale della sua città. Una volta in carcere inizia subito a manifestare la sua violenza, senza apparente motivo: se la prende con gli altri detenuti, col personale penitenziario. La pena prevista di sette anni sale a quattordici.
Nel corso del tempo Bronson non smise mai di attaccare le altre persone presenti nel carcere e alla sua pena originaria di tre anni e quella inflazionata di quattordici anni, se ne sommano altre.
Rivede la luce nell'Ottobre del 1988: passano sessantanove giorni da uomo libero e Bronson è di nuovo in cella per un'altra rapina. E cosi via.
In tutto Bronson si fece il giro di 120 località diverse tra prigioni e ospedali di massima sicurezza, facendosi anni e anni di carcere, gran parte dei quali in totale isolamento. Una delle attività preferite di Bronson nelle carceri è quella di prendere in ostaggio il personale o gli altri detenuti per chiedere riscatti o solo per creare confusione: dal 1983 fino al 2007 si sono contati circa cinque casi di "rapimento" da parte del detenuto ai danni di detenuti e carcerieri.
Insomma, un fottuto pazzo, che non mancò di darsi ad attività creative e produttive anche all'interno del carcere, con la scrittura di libri sul fitness, ma anche a diverse forme artistiche.
Un pazzo, un criminale che, vuoi perchè "sono tempi diversi", vuoi perchè le personalità folli o complicate sono sempre interessanti da andarsi a studiare è diventato famoso e non solo per i suoi precedenti. Tanto che, almeno io, non ho ancora capito se le sue gesta vengano viste come delle gesta da pazzo criminale o se da comico folle: c'è questa atmosfera che alegga le gesta di questa persona, una sorta di straniante volontà di portare le sua azioni in una veste meno drammatica o violenta di quella da cui realmente sono rivestite. Ma forse è una sensazione solo mia.
Ora, veniamo al film.
Bronson è un film particolare, senza dubbio. Come dicevo prima, è un biopic che si propone di essere non solo una rappresentazione artistica di quelli che sono stati gli anni e le situazioni più significative di quest'uomo, ma anche un film raffinato e dal senso teatrale mai abusato o fuori luogo.
In più, qui Refn sembra iniziare a crearsi il suo personaggio, la sua "firma". Un intro cupo e straniante, con una musica che fa da contrasto alle immagini violente con un suono leggero. E poi arriva il mitico Tom Hardy, su sfondo nerissimo e illuminato di taglio, pelato e con dei grossi baffi, che si presenta. Poi una scritta che la vedi anche se sei cieco, di un rosso tagliente, alla quale spiana la strada il suono elettronico della canzone. Un suono unico e preciso, che rende la scena iniziale un gioiello.
Idealmente, il film viene narrato dallo stesso Charles Bronson, che viene posizionato in un'immaginaria piece teatrale, su di un palco illuminato a stento, di fronte a una vasta platea. Ed è cosi che il film si alterna tra carceri e palcoscenico, intelligente modo di rendere diverso un film che altrimenti sarebbe stato una ripetizione continua di situazioni vissute tra mura diverse ma sempre uguali.
Nel corso del tempo Bronson non smise mai di attaccare le altre persone presenti nel carcere e alla sua pena originaria di tre anni e quella inflazionata di quattordici anni, se ne sommano altre.
Rivede la luce nell'Ottobre del 1988: passano sessantanove giorni da uomo libero e Bronson è di nuovo in cella per un'altra rapina. E cosi via.
In tutto Bronson si fece il giro di 120 località diverse tra prigioni e ospedali di massima sicurezza, facendosi anni e anni di carcere, gran parte dei quali in totale isolamento. Una delle attività preferite di Bronson nelle carceri è quella di prendere in ostaggio il personale o gli altri detenuti per chiedere riscatti o solo per creare confusione: dal 1983 fino al 2007 si sono contati circa cinque casi di "rapimento" da parte del detenuto ai danni di detenuti e carcerieri.
Insomma, un fottuto pazzo, che non mancò di darsi ad attività creative e produttive anche all'interno del carcere, con la scrittura di libri sul fitness, ma anche a diverse forme artistiche.
Un pazzo, un criminale che, vuoi perchè "sono tempi diversi", vuoi perchè le personalità folli o complicate sono sempre interessanti da andarsi a studiare è diventato famoso e non solo per i suoi precedenti. Tanto che, almeno io, non ho ancora capito se le sue gesta vengano viste come delle gesta da pazzo criminale o se da comico folle: c'è questa atmosfera che alegga le gesta di questa persona, una sorta di straniante volontà di portare le sua azioni in una veste meno drammatica o violenta di quella da cui realmente sono rivestite. Ma forse è una sensazione solo mia.
Ora, veniamo al film.
Bronson è un film particolare, senza dubbio. Come dicevo prima, è un biopic che si propone di essere non solo una rappresentazione artistica di quelli che sono stati gli anni e le situazioni più significative di quest'uomo, ma anche un film raffinato e dal senso teatrale mai abusato o fuori luogo.
In più, qui Refn sembra iniziare a crearsi il suo personaggio, la sua "firma". Un intro cupo e straniante, con una musica che fa da contrasto alle immagini violente con un suono leggero. E poi arriva il mitico Tom Hardy, su sfondo nerissimo e illuminato di taglio, pelato e con dei grossi baffi, che si presenta. Poi una scritta che la vedi anche se sei cieco, di un rosso tagliente, alla quale spiana la strada il suono elettronico della canzone. Un suono unico e preciso, che rende la scena iniziale un gioiello.
Idealmente, il film viene narrato dallo stesso Charles Bronson, che viene posizionato in un'immaginaria piece teatrale, su di un palco illuminato a stento, di fronte a una vasta platea. Ed è cosi che il film si alterna tra carceri e palcoscenico, intelligente modo di rendere diverso un film che altrimenti sarebbe stato una ripetizione continua di situazioni vissute tra mura diverse ma sempre uguali.
Anche oggi una giornata ordinaria per Bronson
Ad impersonare questo personaggio troviamo Tom Hardy, un ragazzo tutto muscoli, ma anche tanto talento. Lo ricordiamo anche per Inception di Chris Nolan (si, Chris, perchè lo amo e lo vorrei come amico) e, sempre per citare il mitico Chris (di nuovo, si), nel prossimo film di Batman, dove interpreterà nientepopòdimenoche Bane. Anche qui il giovane Hardy dimostra di essere un attore che sa il fatto suo, interpretando magistralmente una personalità evidentemente disturbata, ma anche molto bizzarra, senza dimenticarci che comunque il film regge tutto sulle sue spalle. Hardy crea un personaggio che ci fa principalmente ridere, nonostante la sua situazione, e questo è significativo. Cosi facendo va a caratterizzare un personaggio che evidentemente trova divertente ciò che non è per una persona normale, e ci fa capire come quello che fa, lo faccia senza una reale cognizione di causa, o forse no? E' questo che ci si chiede per tutto il film, con un senso di "Ma ci è o ci fa?" che comunque ci costringe a rimanere appesi ad ogni suo sorriso per vedere cosa farà dopo.
Parlando di regia vorrei esternare il mio amore rinnovato per Nicolas Winding Refn, regista olandese che non conoscevo fino a poco fa. Vidi Valhalla Rising senza nemmeno sapere che fosse un film suo, vidi Drive pensando "Ma chi è questo regista formidabile?" e ora ho visto Bronson, pensando "Cazzo quel regista è davvero formidabile.". E la cosa principale è che li ho visti in ordine non cronologico, e non per niente Drive è il suo film più riuscito finora (di quelli che ho visto). Anche qui Refn fa la sua figura, dimostrando un gusto eccelso e raffinato, coadiuvato da un'estrema violenza, mai eccessiva, che sporca quella perfezione stilistica e tecnica e la rende volutamente "imperfetta" (ma solo idealmente, perchè è proprio questo che la rende perfetta!).
C'è anche da dire che il film in sè, se non per merito di chi ci ha lavorato, non ha molta ragione d'esistere. E' vero che oramai si fanno film su tutto e tutti, e questo lo giustifica, ed è anche vero che un film cosi particolare è giustificato sul nascere in quanto merita di venire alla luce ma...di per sè la storia di quest'uomo non ha molto da dire secondo me. Fortunatamente chi ci è stato dietro forse lo ha capito anche prima, ed è per questo che il film è secondo me un film riuscito, aldilà dell'argomento trattato.
Il difetto principale è questo, che comunque non è poco. Pertanto, Bronson è un bel film, impeccabile nella realizzazione, ottima l'interpretazione di Hardy, decisa e raffinata la regia di Refn,ma purtroppo alla fine della visione, nonostante fossi rimasto colpito, ho avvertito un sentore di "inutilità". E' brutto dirlo, ma per me è stato cosi.
Parlando di regia vorrei esternare il mio amore rinnovato per Nicolas Winding Refn, regista olandese che non conoscevo fino a poco fa. Vidi Valhalla Rising senza nemmeno sapere che fosse un film suo, vidi Drive pensando "Ma chi è questo regista formidabile?" e ora ho visto Bronson, pensando "Cazzo quel regista è davvero formidabile.". E la cosa principale è che li ho visti in ordine non cronologico, e non per niente Drive è il suo film più riuscito finora (di quelli che ho visto). Anche qui Refn fa la sua figura, dimostrando un gusto eccelso e raffinato, coadiuvato da un'estrema violenza, mai eccessiva, che sporca quella perfezione stilistica e tecnica e la rende volutamente "imperfetta" (ma solo idealmente, perchè è proprio questo che la rende perfetta!).
C'è anche da dire che il film in sè, se non per merito di chi ci ha lavorato, non ha molta ragione d'esistere. E' vero che oramai si fanno film su tutto e tutti, e questo lo giustifica, ed è anche vero che un film cosi particolare è giustificato sul nascere in quanto merita di venire alla luce ma...di per sè la storia di quest'uomo non ha molto da dire secondo me. Fortunatamente chi ci è stato dietro forse lo ha capito anche prima, ed è per questo che il film è secondo me un film riuscito, aldilà dell'argomento trattato.
Il difetto principale è questo, che comunque non è poco. Pertanto, Bronson è un bel film, impeccabile nella realizzazione, ottima l'interpretazione di Hardy, decisa e raffinata la regia di Refn,ma purtroppo alla fine della visione, nonostante fossi rimasto colpito, ho avvertito un sentore di "inutilità". E' brutto dirlo, ma per me è stato cosi.
Comunque merita sicuramente di essere visto e apprezzato da tutti, un'altra grande prova di un giovane ma già grande regista.



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