sabato 26 novembre 2011

Il terzo

Perchè sai che c'è, se poi qualcuno capita qui e legge qualcosa mi reputa da subito un finto intellettuale di quelli che vogliono fare i critici, ma mica è cosi. Mi piace commentare l'arte in ogni sua forma, ed è per questo che vi rifilo un'altra specie di recensione, ma questa volta videoludica, perchè anche quello serve.
E' uscito Skyrim recentemente, e vabbè, di Skyrim troppo s'è detto e troppo se ne dirà, che è costruito su motore grafico Arcangelo Gabriele 2.0, realizzato da Dio in persona e lungo come sedici Natali è già noto a tutti.
Vorrei parlare di uno dei (tanti) giochi che il suddetto Skyrim ha eclissato con la sua uscita. Un gioco che molti detestano (o lo faranno), che a molti piace e che bla bla: Saints Row 3 (o The Third, per i pignoli).



In molti è dal primo capitolo che ogni volta che esce ci sparano su forti con "è il clone di GTA" e forse lo era, avevano pure ragione, ma io parlo per me e dico che il primo a me piacque, il secondo piacque anche di più e il terzo l'ho trovato da sballo.
Perchè se è vero che GTA ha sempre avuto (oltre al comparto tecnico sempre più avanti) una storia d'eccezione, di quelle realistiche e drammatiche che ti fanno strippare coi colpi di scena, Saints Row no. Da come la ricordo io, iniziò tutto con una gang di mothafucka' che volevano riprendersi la loro città, e anche se non finii mai nè il primo nè il secondo, nel terzo sembrerebbe che ce l'abbiano fatta, e non solo. In una sorta di critica contro il sistema sociale che va a finire, consapevole o non consapevole, col mirare ai criminali come eroi, i creatori del gioco hanno voluto mettere i Saints sul piedistallo, consacrandoli paladini di una città che proprio con la loro presenza è martoriata dalle azioni criminali.
Cosi come a Roma si consacrano i vari Libano, Er Freddo e Er Bambi (mi piace di più cosi), a Stillwater si consacrano i Saints. Quelli che spacciano puttane e droga, quelli che ammazzano e mettono a rischio l'incolumità dei concittadini con le loro guerre, che mai come prima d'ora vengono considerati dei veri Saints (e passatemi il giochino di parole da terza elementare).
Ma vabè, questa è la storia dei Saints mica di altri: dicevo, loro sono i paladini ma non sono incontrastati. Perchè ci sono appresso i boss mafiosi (dalle personalità piuttosto ambigue) di gang quali Luchadores, i Morning Star e tutti quelli che vogliono il controllo della city.


Gente di 'sto calibro, per capirci.

In mezzo a tutto questo uno direbbe: vabbè c'è una grande città da esplorare e da conquistare, missioni con la quale procedi forte nella storia, i parrucchieri e i negozi d'abbigliamento, ok.
Quello che non tutti sanno (o che non tutti si immaginano) è che Saints Row si basa sul cazzeggio puro, e mai come prima d'ora ci riesce a farlo.
In mezzo alle missioni della trama principale (che sono totalmente folli) ci sono una miriade di modalità-cazzeggio il cui unico scopo è quello di ammazzare il realismo e far divertire, riuscendoci decisamente. E' cosi che nascono nuove e vecchie modalità che vanno dall'ormai celeberrima "Frode assicurativa" (la più divertente), alla belligerante "Angelo custode", o alla classica modalità "Escort", per passare alla modalità "Vandalismo" dove l'unico scopo è quello di distruggere. Pura spensieratezza!
Come sempre altro punto di forza di Saints Row è la possibilità di creare un personaggio totalmente personalizzato (e personalizzabile). Se all'inizio non abbiamo fatto la scelta giusta, potremo sempre ricorrere al chirurgo plastico, che conserva l'editor completo della scelta iniziale. Per quanto riguarda la personalizzazione di capelli e abbigliamento, ho trovato quella che secondo me è una pecca. Infatti per i capelli dovremo comunque rivolgersi ad un chirurgo plastico e pagare la somma minima necessaria di 500$; in più, il numero dei negozi d'abbigliamento è comunque alto, ma la varietà di scelta che vantavano i primi due capitoli (con tanto di negozi specializzati in diversi tipi di abbigliamento e accessori), è stata ridimensionata di molto. Infatti avremo a disposizione soltanto la catena di negozi "Planet Saints" che offriranno si una varietà di capi non indifferente, ma saranno tutti concentrati lì. Gli altri negozi disponibili saranno il meccanico, dove potremo modificare tamarramente le nostre macchine; ma ci sarà anche il negozio di armi, e cosi via.


Scoprirete a vostre spese a cosa può portare uccidere anche solo un membro di un'altra gang.


La grafica non è male. I modelli dei personaggi principali sono abbastanza curati, vale lo stesso per macchine ed ambienti. Peccato per i modelli degli scagnozzi (dei Saints e delle altre gang) che finiscono col ripetersi, tutti figli di una stessa madre.
Le novità dal punto di vista della giocabilità, invece, sono diverse e alcune decisamente folli...basti pensare che basterà correre e premere il grilletto destro (parlo per la 360) verso una persona e il vostro personaggio si prodigherà in una mossa da vero wrestler. In più sono previsti dei mini-boss per i quali sarà necessario, dopo averli mazzolati, andarci vicino e premere un determinato pulsante del joystick, per finirlo in una specie di fatality che ricorda da lontano quelle dei vari God Of War.

Credo di aver detto tutto quello che avevo in mente. In definitiva: 'sto gioco mi piace e pure tanto e credo che lo finirò prima di Skyrim, perchè tra trama principale, sotto-missioni, semi-missioni, quest e contro-quest si finisce per giocare solo a quello e dopo un pò uno si rompe pure il cazzo!

venerdì 25 novembre 2011

The man. The Mith... the celebrity (?)

Si parla, come anticipato, di "Bronson", un film di Nicolas Winding Refn. 2008

Bronson si pone l'ambizioso obiettivo di raccontare, attraverso immagini crude e realistiche, ma anche attraverso scene raffinate d'impostazione teatrale, la vita di un personaggio non proprio positivo. E' Charles Bronson, "nome d'arte" di Micheal Gordon Peterson, considerato il più "pericoloso detenuto d'Inghilterra". Nel 1974 riceve la sua prima condanna (di sette anni) per rapina a mano armata in un ufficio postale della sua città. Una volta in carcere inizia subito a manifestare la sua violenza, senza apparente motivo: se la prende con gli altri detenuti, col personale penitenziario. La pena prevista di sette anni sale a quattordici.
Nel corso del tempo Bronson non smise mai di attaccare le altre persone presenti nel carcere e alla sua pena originaria di tre anni e quella inflazionata di quattordici anni, se ne sommano altre.
Rivede la luce nell'Ottobre del 1988: passano sessantanove giorni da uomo libero e Bronson è di nuovo in cella per un'altra rapina. E cosi via.
In tutto Bronson si fece il giro di 120 località diverse tra prigioni e ospedali di massima sicurezza, facendosi anni e anni di carcere, gran parte dei quali in totale isolamento. Una delle attività preferite di Bronson nelle carceri è quella di prendere in ostaggio il personale o gli altri detenuti per chiedere riscatti o solo per creare confusione: dal 1983 fino al 2007 si sono contati circa cinque casi di "rapimento" da parte del detenuto ai danni di detenuti e carcerieri.
Insomma, un fottuto pazzo, che non mancò di darsi ad attività creative e produttive anche all'interno del carcere, con la scrittura di libri sul fitness, ma anche a diverse forme artistiche.
Un pazzo, un criminale che, vuoi perchè "sono tempi diversi", vuoi perchè le personalità folli o complicate sono sempre interessanti da andarsi a studiare è diventato famoso e non solo per i suoi precedenti. Tanto che, almeno io, non ho ancora capito se le sue gesta vengano viste come delle gesta da pazzo criminale o se da comico folle: c'è questa atmosfera che alegga le gesta di questa persona, una sorta di straniante volontà di portare le sua azioni in una veste meno drammatica o violenta di quella da cui realmente sono rivestite. Ma forse è una sensazione solo mia.

Ora, veniamo al film.

Bronson è un film particolare, senza dubbio. Come dicevo prima, è un biopic che si propone di essere non solo una rappresentazione artistica di quelli che sono stati gli anni e le situazioni più significative di quest'uomo, ma anche un film raffinato e dal senso teatrale mai abusato o fuori luogo.
In più, qui Refn sembra iniziare a crearsi il suo personaggio, la sua "firma". Un intro cupo e straniante, con una musica che fa da contrasto alle immagini violente con un suono leggero. E poi arriva il mitico Tom Hardy, su sfondo nerissimo e illuminato di taglio, pelato e con dei grossi baffi, che si presenta. Poi una scritta che la vedi anche se sei cieco, di un rosso tagliente, alla quale spiana la strada il suono elettronico della canzone. Un suono unico e preciso, che rende la scena iniziale un gioiello.
Idealmente, il film viene narrato dallo stesso Charles Bronson, che viene posizionato in un'immaginaria piece teatrale, su di un palco illuminato a stento, di fronte a una vasta platea. Ed è cosi che il film si alterna tra carceri e palcoscenico, intelligente modo di rendere diverso un film che altrimenti sarebbe stato una ripetizione continua di situazioni vissute tra mura diverse ma sempre uguali.

Anche oggi una giornata ordinaria per Bronson


Ad impersonare questo personaggio troviamo Tom Hardy, un ragazzo tutto muscoli, ma anche tanto talento. Lo ricordiamo anche per Inception di Chris Nolan (si, Chris, perchè lo amo e lo vorrei come amico) e, sempre per citare il mitico Chris (di nuovo, si), nel prossimo film di Batman, dove interpreterà nientepopòdimenoche Bane. Anche qui il giovane Hardy dimostra di essere un attore che sa il fatto suo, interpretando magistralmente una personalità evidentemente disturbata, ma anche molto bizzarra, senza dimenticarci che comunque il film regge tutto sulle sue spalle. Hardy crea un personaggio che ci fa principalmente ridere, nonostante la sua situazione, e questo è significativo. Cosi facendo va a caratterizzare un personaggio che evidentemente trova divertente ciò che non è per una persona normale, e ci fa capire come quello che fa, lo faccia senza una reale cognizione di causa, o forse no? E' questo che ci si chiede per tutto il film, con un senso di "Ma ci è o ci fa?" che comunque ci costringe a rimanere appesi ad ogni suo sorriso per vedere cosa farà dopo.
Parlando di regia vorrei esternare il mio amore rinnovato per Nicolas Winding Refn, regista olandese che non conoscevo fino a poco fa. Vidi Valhalla Rising senza nemmeno sapere che fosse un film suo, vidi Drive pensando "Ma chi è questo regista formidabile?" e ora ho visto Bronson, pensando "Cazzo quel regista è davvero formidabile.". E la cosa principale è che li ho visti in ordine non cronologico, e non per niente Drive è il suo film più riuscito finora (di quelli che ho visto). Anche qui Refn fa la sua figura, dimostrando un gusto eccelso e raffinato, coadiuvato da un'estrema violenza, mai eccessiva, che sporca quella perfezione stilistica e tecnica e la rende volutamente "imperfetta" (ma solo idealmente, perchè è proprio questo che la rende perfetta!).
C'è anche da dire che il film in sè, se non per merito di chi ci ha lavorato, non ha molta ragione d'esistere. E' vero che oramai si fanno film su tutto e tutti, e questo lo giustifica, ed è anche vero che un film cosi particolare è giustificato sul nascere in quanto merita di venire alla luce ma...di per sè la storia di quest'uomo non ha molto da dire secondo me. Fortunatamente chi ci è stato dietro forse lo ha capito anche prima, ed è per questo che il film è secondo me un film riuscito, aldilà dell'argomento trattato.
Il difetto principale è questo, che comunque non è poco. Pertanto, Bronson è un bel film, impeccabile nella realizzazione, ottima l'interpretazione di Hardy, decisa e raffinata la regia di Refn,ma purtroppo alla fine della visione, nonostante fossi rimasto colpito, ho avvertito un sentore di "inutilità". E' brutto dirlo, ma per me è stato cosi.
Comunque merita sicuramente di essere visto e apprezzato da tutti, un'altra grande prova di un giovane ma già grande regista.


Quando si parla di "tutto muscoli e niente cervello"...non si parla di Tom Hardy.






martedì 22 novembre 2011

Il flusso

Forse mi sono un pò riappacificato con Roma, dai alla fine le luci pre-natalizie riescono ad ammorbidirti l'atmosfera, a renderti meno caotica la visuale d'insieme e poi ti resta all'andata una sensazione di pomeriggio assonnato, dove non sai se la senti veramente 'sta pace, o se la stai solo sognando, poi al ritorno tutto è più chiaro e vedi le cose come sono, davvero intendo e non come le pensi tu, perchè tutte le cose alla fine non sono o nere o bianche, o come si dice, ma hanno la sfumatura perchè poi vedi le luci blu attaccate fuori le insegne degli ultimi bei negozi rimasti nelle strade, e sulle insegni ci vedi nomi tipo "L'Artevendola" o roba simile, insomma ma che capisci che ti vende arte, quella lì! E l'arte ormai è un concetto dimenticato, perchè ormai arte è anche quello che ti caga nel vaso del balcone, è anche una grattuggia giagante, è un gesto, è un tipo di scopata particolarmente strano, è il suicidio, è dire cose a vanvera solo per il gusto di andare contro una corrente che nemmeno quello si capisce più di tanto: se l'arte è tutto, l'arte non è proprio niente, sorpassiamo la pittura (è giusto), andiamo avanti e alziamo bandiere in nome del progresso (giusto?) e poi prendiamo una cosa bella come la cultura, vasta come l'arte e rendiamola subdola facciamoci credere a questi dementi che l'arte la possono fare tutti, facciamoli ammazzare cercando un'ispirazione che non esiste per creare opere che bene non fanno a nessuno facciamo credere a questi figli senza madre che sono i critici d'arte che sono dei veri intellettuali se giudicano un'opera che non celebra la loro stessa ignoranza nel campo dove si credono specialisti e rendiamoli fieri di sputare sopra quello che è progresso, perchè il progresso sarebbe sputare sopra loro, va bene superare forme d'arte materialmente e concettualmente passate, ma non va bene sacrificarla nel nome della modernità, ci dev'essere un nesso e no, non sono del tutto d'accordo con te, Duchamp -il tuo cesso senza sesso te lo potevi risparmiare, almeno lo potevi usare per pisciare: è un bene che si sia rotto = almeno ad una spicciola considerazione, che ogni tanto servono per scoprire il lato onesto, a riappacificazione apparente con Roma la si ha quando la vedi di sera in un giorno feriale, quando è vissuta da poche anime arroccate in pochi locali, stanchi dal dopo-lavoro; oppure le vedi che tornano a casa, o che si concedono un giorno della settimana, di sera, per essere spensierati che magari sono gli stessi esseri che poi vedi ad affollare le metro il sabato e la domenica, insieme a mogli insoddisfatte e figli rompicazzi, ma chi vogliamo prendere in giro se poi ci parliamo addosso, parliamo sempre delle stesse cose, sempre spallati e sempre contro l'altro, mai con- appena uscito da uno studio televisivo è pure normale che ti metti contro l'uomo, dopo aver visto folle di figuranti pagati per il nulla che se ne vanno via vanitosi e boriosi -signorine un pò puttane, fighetti e figli di papà che se ne vanno mostrando il loro orribile gusto nel vestire tra camice perfette e cinture a quadri di denaro, scarpe laccate e brillanti, per cosa poi? Ed è qui che capisci una volta per sempre che i (pochi, anche qui) che si salvano in televisione sono quelli che non si mostrano, ma quelli che mostrano, gli operatori di macchina, registi, grafici, direttori di fotografia: alcuni molto disponibili, dei veri professionisti ma anche altri, che anche se stai nella stessa stanza ad un passo di distanza e anche se gli rivolgi l'attenzione, loro no, loro continuano imperturbabili a stare davanti ai propri pc, davanti a internet poi mica lavorano, seduti e voltati di spalle cazzo, dimostrando oltre ad una irreprensibile maleducazione anche una sorta di sensazione di superiorità, che non li tocca neanche tanto sono ridicoli...

Segue--> Bronson di Nicolas Winding Refn--> l'ennesima recensione

domenica 6 novembre 2011

La Morte, l'Anarchia e qualche Harley


La grande America. California (Cali, per gli affezionati). La musica rock, quella country, il blues e tutto quel ben di dio. Gli (anti)eroi del cinema, di quelli che rimangono negli anni, nella storia sia del cinema che, in questo caso, in quella della televisione. Uomini duri, veri, pieni di rabbia e odio verso quello che li circonda e che si raggruppano in club, con i loro ideali giusti, quelli sbagliati e anche quelli che condividono entrambe le parti. Vivono ai margini, laddove il bene e il male si confondono, ma che sembrano unirsi per una causa comune, la protezione di un qualcosa di prezioso, che sia una famiglia o una città intera.
La vita selvaggia, la morte selvaggia. Quel Credo che si modifica col tempo, cambiando la forma ma non la sostanza e che travolge vite.
Tutto questo (e molto di più) è SONS OF ANARCHY.

Ho finito da poco di vedere la prima stagione (iniziata per liberarmi dal lutto per la fine della quarta stagione di Breaking Bad) e ora ho quasi finito la seconda.
Innanzitutto spenderei due parole per l'idea, per me sensazionale, di trasporre in una serie tv un soggetto come questo, basato su questo tipo di mondo che in pochi conoscono e che sembra poco più che leggendario. Un mondo cosi selvaggio che non si sa se può esistere sul serio, anche se si parla di America (e quella cazzo se esiste).
Un gruppo di motociclisti ("non sono una gang, sono solo un gruppo di amanti delle Harley", per citare in maniera abbozzata il leader Clay) che si sono uniti nel nome dell'Anarchia intesa in un
modo che ancora non mi è ben chiaro, ma che funziona. L'Anarchia sembra riflettere il loro modo per mantenere l'ordine. Basti pensare che per mantenere un buon fondo monetario di gruppo, il club si intrattiene con il traffico d'armi. Di seguito un piccolo commento su ogni personaggio, che la cosa più importante è che in questa serie nonostante ci siano un sacco di protagonisti, tutti sono importanti e a tutti ci si affeziona, nessuno escluso.


Jackson "Jax" Teller (Charlie Hunnam)
E' il protagonista "ideale" della serie TV.
E' il figlio del fondatore del club motociclistico dei Sons Of Anarchy e Vice Presidente, e questo ne fa l'unico possibile futuro leader del gruppo, dopo Clay Morrow.
E' colui che scopre ben presto che il club cosi come lo vive è un club diverso da come lo voleva il padre. E' diventato un club che rinnega le sue origini perchè dedito al traffico d'armi e agli affari illeciti. E' colui che vuole cambiare tutto, riplasmarlo secondo le volontà del padre. E' un figo da paura, ragazzi.


Clarence "Clay" Morrow (Ron Perlman)
E' il leader del club, amico del defunto padre di Jax (John Teller) e suo patrigno. E' sposato con la "matriarca" del club (la madre di Jax), Gemma. E' un uomo che sa essere duro e cattivo ma anche gentile e paterno (buono, forse, mai). Il dovere lo porta a decisioni dure che pensa di fare sempre per il bene del club, ma una mentalità forse troppo attaccata alle sue convinzioni lo portano spesso a scontrarsi con le consguenze che queste portano.


Robert "Bobby" Munson (Mark Boone Junior)
Uno degli uomini più fidati di Clay. E' gentile e disponibile con ogni fratello dei Sons, persona fidata e piacevole.
Si denota un gusto particolare per l'alcool e le mignottine da club, ma per il resto sembra una persona piuttosto riservata e "professionale" (è una specie di segretario).
Nonostante la sua fedeltà a Clay, sa riconoscere quando una decisione sembra essere azzardata ed è disposto anche ad andarle contro. Nel tempo libero, per sbancare il lunario o per intrattenere ad alcune feste affiliate al club e non solo, interpreta Elvis (con molta panza).



Alexander "Tig" Trager (Kim Coates)
Se Bobby rappresenta idealmente il braccio destro "legale" di Clay, Tig è il braccio sinistro, quello "letale" e violento. Un uomo un pò insano, con un atteggiamento verso il sesso quasi maniacale (in un episodio ammette di aver provato la necrofilia, e gli è pure piaciuto), e con la violenza che gli scorre nel sangue, utile per le sue missioni più "sporche". Nonostante questo, anche lui ama i suoi fratelli ed è uno delle colonne del club.
Peccato che questa colonna si incrinerà verso la fine della prima stagione, quando si renderà artefice, insieme a Clay, di un'azione semplicemente terribile. Ma questa è un'altra storia.



Filip "Chibs" Telford (Tommy Flanagan)
Scozzese, Chibs si rende da subito un personaggio fondamentale in quanto unico portavoce di quell'accento britannico da me tanto amato. E' un personaggio stupendo, in quanto rappresenta l'uomo equilibrato: mai eccessivo (se non nel bere, anche lui), nè troppo calmo. Fa quello che deve fare quando si deve fare, e tutto per il bene del club.



Harry "Opie" Winston (Ryan Hurst)
Credo sia il mio preferito. All'inizio non sembra un personaggio fondamentale, ma in seguito ricoprirà una parte unica. E' grande e grosso, ma di poche parole. Diviso tra "famiglia" e "club", mai incentrato davvero su una delle due cose. Deve fare una scelta, ma una scelta eliminerebbe per forza l'altra e ciò lo rende umano. Un golem granitico con troppi pensieri e quando farà La scelta, sarà per un evento infausto.



Juan Carlos "Juice" Ortiz (Theo Rossi)
Non si sa molto di lui, a parte il fatto che ci sa fare con i computer. E' lui che rintraccia persone, indirizzi e che riesce a saperne di più degli altri su certe persone considerate dal club "interessanti".
E' il tipo simpatico, il "coglione" del gruppo diciamo e anche lui si fa amare presto.
Viene spesso deriso per alcune faccende di cui si rende protagonista, come quando si è ingoiato una bustina di pasticche di sonniferi pensando invece che stesse assumendo anfetamina, o quando viene usato da esca per adescare un galeotto con la passione per i "ragazzi color nocciola".



Piermont "Piney Joe" Winston (William Lucking)
Papà di Opie Winston e vecchio amico di John Teller, uno dei pionieri dei Sons. Ormai anziano, riesce comunque a dare il suo contributo al club, senza essere d'impiccio nelle missioni più "aggressive". E' un pò scorbutico, ma tutto sommato un uomo buono. Con il figlio sa essere apprensivo ma anche severo, cosi come lo è con Jax, con il quale condividerà un segreto molto macabro. La sua fedeltà non è del tutta rivolta a Clay, e spera che un giorno l'unico figlio di John Teller sarà capace di ricostruire il club cosi come lo aveva concepito il padre. E' il custode del libro/diario scritto dal defunto Teller prima di morire, tesoro di inestimabile valore per Jax e per la futura sorte dei Sons of Anarchy.



Kip "Half-sacks" Epps (Johnny Lewis)
E' il novellino, che tenta in tutti i modi di guadagnarsi il gilet dei SOA.
"Half-sacks" sta per "Mezza sacca", appellativo guadagnato grazie al suo essere monopalla. Infatti il giovane Kip è reduce dall'Iraq, dove durante gli scontri venne ferito e perse un testicolo.
Ragazzo sveglio con la voglia di bombarsi la mamma di Jax, voglia che cerca per ovvie ragioni di tenersi per sè anche se non sempre ci riesce.
Il "prospect" vanta già la fiducia degli altri Sons, anche non essendo a tutti gli effetti uno di loro, questo perchè dimostra costantemente di essere preparato a tutte le situazioni verso le quali accorre il club, anche le più pericolose. Simpatico e tenace, è uno dei personaggi più piacevoli della serie ma, d'altronde, sono tutti meravigliosi.

E con il novellino si conclude questa prima rassegna di Sons Of Anarchy (sicuramente ne seguiranno altre), che consiglio davvero a tutti. Una di quelle serie che, come dicevo, rimangono nel cuore e nell'anima di chi le guarda e per anni.
Per come mi ha preso/ emozionato/ fatto sobbalzare la metto sullo stesso livello qualitativo del Sommo (ovvero Breaking Bad).
Ah, è doveroso citare il creatore e il produttore esecutivo di questa meraviglia: Kurt Sutter. Ti ringrazio, amico.








venerdì 28 ottobre 2011

Ricerca di spiriti vol.II

Per chi lo leggerà: fate conto che ci sono SPOILER di tutte le misure qui. Se non avete visto i seguenti film: Esp - fenomeni paranormali, Paranormal Activity, The Blair Witch Project, Rec; statene alla larga.

Di nuovo si parla di cinema, ancora si parla di fantasmi o chi per loro.
Fresco dalla visione del film Oren Peli, ho rivolto la mia attenzione ad un'altra pellicola uscita sullo stello filone, forte del successo dei vari Paranormal.
Dal trailer, si capisce quanto il film che sto per commentare abbia fatto largo uso della cosiddetta "tecnica del rampino" (da altri malevoli chiamata anche...plagio).
Si parla di:
ESP - Fenomeni Paranormali, 2011. Regia dei
Vicious Brothers


Sarebbe già da denuncia il solito titolo translato in italiano un pò alla cazzo, che richiama l'attenzione su quel "fenomeno paranormale" che tanto aveva incuriosito gli spettatori della pellicola del Peli (poi dici che uno fa paragoni). Comunque, il titolo originale era "Grave Encounters" e richiamava il titolo del reality show che una troupe televisiva, come spiegano all'inizio del film, stava cercando di girare in questo manicomio prima che le riprese venissero "interrotte". Il tipo all'inizio ci dice che è proprio in occasione di quel "fatidico" episodio n.6 che la troupe (di cazzoni, aggiungerei, visto che all'inizio del film si riprendono anche mentre si prendono gioco del loro stesso programma) si imbattè in alcune presenze che...ecc.
Ma parliamo più in generale del film.
Innanzitutto, risulta subito chiaro come la tecnica utilizzata (esatto, quella della ripresa in stile "reality") sia stata sfruttata per via del successo ottenuto recentemente da alcuni "piccoli" film girati con questa tecnica, e qui va bene, ci può stare.
Se vogliamo parlare della trama e di come viene sviluppata, bè, c'è da dire che di film da cui "ha preso ispirazione" sono diversi, eh.
Evitando di citare i già nominati Paranormal Activity e Cloverfield, qui si riconoscono scene direttamente riprese da film quali Rec (forse avevo già citato anche lui, ma vabè), e l'ormai classico (forse troppo spesso dimenticato) The Blair Witch Project (1999, regia di Eduardo Sanchez) dal quale, secondo me (like always), riprende vere e proprie scene, nonchè particolarità della trama e dell'esecuzione:
-Innanzitutto riprende l'idea dell'edificio che diventa "trappola mutante". Mi spiego: come questi ragazzi vengono bloccati dentro un manicomio che sembra cambiare forma a seconda delle loro necessità, cosi i documentaristi amatoriali di Blair Witch, si trovavano a dover fronteggiare una trappola naturale, un bosco che sembrava cambiare il proprio sentiero come pareva a lui. Più o meno, siamo lì;
-Troppe volte ci troviamo di fronte a scene "riflessive" soprattutto recitate dal protagonista di turno (il giovane Lance, che è anche ideatore e regista del programma). Di quelle scene proprio alla Blair Witch (chiunque abbia visto il film ricorderà una scena come quella del "piagnisteo" della ragazza, in cui trova anche il tempo di fare una dedica ai genitori, che rimane a mio avviso una delle scene più emozionali e citate, parafrasate e sfanculate dell'horror moderno);
-Troppe volte ci si trova anche di fronte a scene che davvero uno può pensare "ma i registi di tutti questi film che plagiano li hanno contattati almeno?". Il finale di Blair Witch: uno, sempre a mio avviso sia chiaro, dei finali più dolorosi e paurosi del cinema horror contemporaneo, con la ragazza che urla dal piano superiore della casa, ma noi non possiamo vederla perchè osserviamo la ripresa del tipo, Josh (se non sbaglio) che però, avendo sentito le urla dell'altro amico Robert (se non sbaglio, è passato troppo tempo abbiate pietà) che sembra non se la stia passando troppo bene ai piani inferiori. Ecco, molte delle scene di questo film richiamano quella medesima sequenza. Troppe secondo me.

Solo questo fotogramma mi riporta all'ansia che mi trasmise questo piccolo gioiello.


Ma andiamo avanti.

Cos'altro potrei dire. Mmm...del film in sè? Mmm...cioè, non è che alla fine non mi sia piaciuto eh, però...cioè, in fondo la trama c'è. Peccato che nel delineandosi plagia film a più non posso (mi pare anche di aver notato una scena in cui la telecamera e i personaggi sono disposti come l'ultima scena di Cloverfield, tanto che qualcuno potrebbe pensare "non è che ora esplode tutto?").
A parte la trama, dici...la realizzazione? E' pure li un purpurrì di cose già viste, c'è poco da fare.
Non si tratta di "entità", non si tratta nemmeno di fantasmi, ma di esseri che vengono visti da tutti e che tutti fanno ammattire. Sputano sangue come i semi-zombie di Rec, fanno delle boccacce che sembrano quelle dei vari bambini di The Grudge, hanno movenze simili a quelle dei barboni dei 28 Giorni Dopo, scattosi quando devono da uccidere e lenti quando c'è da far cacare sotto gli sfortunati di turno. In questo caso, gli sfortunati di turno sono attori che non hanno molto le facce da attori, a parer mio... cioè non è scattata quella scintilla che solitamente scatta con i personaggi di un film. In tutti i film che ho citato (a parte per The Grudge) ho sempre trovato dei personaggi capaci almeno di farmi sussultare o dispiacere per la loro sorte. Qui ho solo visto persone che potrebbero morire da un momento all'altro ma che se accadesse, da spettatore, non proverei granchè (anzi, nel caso della ragazza che urla sempre ho perfino sperato che le accadesse qualcosa presto).

Considerazione finale...se l'avessi guardato da solo forse un pizzico di ansia me l'avrebbe fatta provare (è vero, dimenticavo: sto film non fa paura), dico forse però.
Se l'avessi guardato con la mente sgombra da altri film...mi sarebbe piaciuto molto, senz'altro (ma doveva uscire nel 2000 almeno). Siccome tutto questo non è successo, posso dire che come film è "carino". Ovviamente per dirlo devo passare sopra a mooolte cose, ed è ovviamente un voto da spettatore-che-vuole-intrattenersi e non come uno che cerca il "bel film horror".
Guardatelo se siete dei tipi giocosi e vorrebbero fare i confronti con tutti gli altri film a cui si ispira, se l'horror per voi è "comunque, sempre bella roba" o se semplicemente volete guardare un pò di sangue, però non aspettatevi molto.

giovedì 27 ottobre 2011

Something new

Inauguro il blog con una recensione tardiva, ma sono sempre ben accetti i commenti sul cinema no?
Ho messo "spoiler alert" per ogni minima cosa relativa ad un presagio di finale, semplicmente perchè a me rode il culo se mi fanno notare qualcosa che ancora non ho visto.


Paranormal Activity, 2007. Un film di Oren Peli
Chi non lo conosce ormai? Divenne subito un caso mediatico alla sua uscita, destò clamore e scalpori, migliaia di vittime tra gli spettatori, gente che sguazza nel vomito di altra gente in sala e tanta belle cose propinate dalla pubblicità di cui si avvalse il film. Un pò come successe per quel film chiamato Hostel (2005, di Eli Roth). Il paragone secondo me non solo è azzeccato ma doveroso.
Solo che stavolta il "caso" è esploso per un motivo fondato, ovvero, che il film fa effettivamente il suo dovere. Mentre Hostel si proponeva come un horror-porn che voleva mettere le mani addosso agli spettatori impressionandoli fino a far loro rimpiangere il prezzo del biglietto (tanto che veniva fornito, in alcuni multisala, un comodo sacchettino per il vomito a scopo pubblicitario) e voleva fornire un preludio a quello che sarebbe stato forse un secondo avvento (solo secondo?) dei "veri" horror movie anni '70 e via dicendo (di fatto, non riuscendoci), Paranormal Activity è un film che si pone come un film indipendente, realizzato con pochi soldi, tanta passione e anche un pò di faccia tosta.
Non si fa scudo di una produzione importante di personaggi come Quentin Tarantino (che prese Eli Roth come una specie di pupillo, di allievo prediletto, forse l'unico piccolo sbaglio di una carriera meravigliosa ed invidiabile), non si nasconde dietro false pubblicità, ingannevoli (come nell'altro caso, non smetterò mai di ripeterlo). Questo è un film che, secondo me, funziona.
Ma questa era solo una premessa.

Il punto forte di questo film è essenzialmente che è un film semplice. E' semplice per forza di cose, visto il budget limitato di soli 15,000$.
Basato su una storia semplice, si fa forte di una struttura rigida e già vista e sceglie la più divertente e libera ripresa "realistica" (non so il nome tecnico, una lacuna), che lascia immaginare ad un lavoro del tutto diverso e non per questo più semplice. Un regista dovrebbe pensare in questo caso (e Oren Peli sembra che ci abbia pensato bene), a cosa poter e dover mostrare e a cosa no, riuscendo tuttavia a non eliminare del tutto scene un pochino più "riflessive" o di passaggio. L'architettura registica, affiancata ad un genere come quello dell'horror/paranormale funziona e si sa, basti pensare ai vari Rec (2007, di Jaume Balaguerò, Paco Plaza) o al più chiassoso Cloverfield (2008, Matt Reeves) su tutti.
La trama, dicevo. La trama è di per sè molto semplice e lineare, se non la conoscete ve la descrivo in soldoni: due ragazzi (Micah e Kate) convivono in una casa che a quanto pare sembra infestata. I fenomeni, all'apparenza paranormali, continuano a verificarsi al punto che i due si attrezzano con videocamera e altri strumenti per verificare se sono davvero di fronte ad una qualche sorta di entità malefica. La trama ha dalla sua parte il fatto di non basarsi sui soliti fantasimini e spiritelli, bensi sul concetto stesso di "entità" e sul fatto che questa volta, si da il caso che l'entità che si è impossessata della casa è proprio un demone!
Non gli spettri dei nonni defunti o quelli degli antenati indiani sepolti nel cimitero sul quale è stata edificata la casa, ma una semplice e forzuta (nonchè nervosetta) entità demoniaca che va combattuta con quali mezzi? All'apparenza nessuno.
[SPOILER ALERT]
La trama presto si sviluppa lasciando nessuna via di fuga ai due ragazzi che sempre più sentono vicino un momento definitivo. E tu (o almeno, io) sei li con loro che porca troia, vorresti aiutarli che ti fanno pena, io stesso mi sono affezionato all'ingenuo ma risoluto (e coraggioso) Micah, che da una parte sfida l'entità e dall'altra prende per il culo la sua ragazza.
[SPOILER ALERT - fine]
I due attori sono bravi nel mettere in scena il tutto, anche perchè nel film, a parte qualche personaggio che compare quà e là (sorella, sensitivo...) ci sono loro e basta e devono tenere a bada un'ora e mezza di film.
Per quanto riguarda la paura? E che te lo dico a fare, la mette. Risparmio il solito "non sono uno che si spaventa facilmente con un film", anche se è cosi, ma stavolta è successo e ho avuto la strizza per gran parte del film (soprattutto nel finale, manco a dirlo).
[SPOILER ALERT]
Il finale, appunto, uno di quei finali che ci rimani di merda e che ti fanno un pò prendere a male, soprattutto se hai finito col tenerci a quei due. A proposito, ce ne sono ben tre (quello della versione italiana è differente da quello della versione americana e ce n'è un terzo che penso si trovi tra i contenuti extra dei blue-ray/dvd o più semplicemente su youtube).
[SPOILER ALERT - fine]

Per concludere questa piccola recensione non professionale che non credo leggerà nessuno vi dico che si, Paranormal Activity è un film ben fatto e ve lo consiglio. Lo consiglio a chi "non si spaventa facilmente con i film" per mettere alla prova sè stesso; lo consiglio a chi è amante del genere horror; lo consiglio a chi non vuole vederlo perchè "lo potevo fa pur'io con una videocamera" (che sarà lo stesso stronzo che spara un commento del genere di fronte a un quadro del buon vecchio Vincent); lo consiglio a chi non ama il genere horror, giusto per vedere che effetto fa anche a lui; lo consiglio ai nonni per vedere se il cuore è ancora a posto; lo consiglio ai nipoti, per vedere se potrebbero diventare amanti o hater del genere horror; lo consiglio a chi preferisce un pò di suspense mistery/psicologica ben giocata, allo spiattellamento computerizzato di qualche figura(ccia) mostruosa. Lo consiglio semplicemente a chi sente di avere la capacità di gustarsi un film e valutarlo secondo degli schemi definiti e a seconda del gusto personale e non a chi è capace di snobbare un film solo perchè "fattomaleapposta" (come successe per quella meraviglia di Cloverfield).
Una piccola, ultima dedica va a Oren Peli, semplicemente perchè il mio sogno è affermarmi come regista e tu sei un altro di coloro che ci sono riusciti. Col tuo piccolo budget hai fatto il culo alle grandi produzioni, sei stato uno dei troppo pochi tra i nuovi tanti che ce l'ha fatta.